Autori, siate voi stessi, almeno quando scrivete. Penso che il prossimo libro che scriverò lo intitolerò così, perché ci sono rimasta davvero tanto male.

Durante la gestazione de L’Orlando Incazzato, il libro di cui ciascuno di voi ha il preciso dovere morale di possedere una copia, ho conosciuto tanti autori emergenti come me.
Con alcuni di loro, ci siamo scambiati anche i libri con tanto affetto e simpatia.
Anche libri scritti da noi in tempi non sospetti, e quindi squisitamente corrispondenti a quella che è o era la nostra personalità del tempo.

Adoro il modo in cui scrivi, diventerai famosa/o

Questa era la frase che ci ripetevamo fra sconosciuti, diventati amici virtuali perché condividevamo la stessa passione, le stesse paure, un destino simile.
Poi, come nelle migliori fiabe, film hollywoodiani e romanzetti di formazione, alcuni di noi famosi lo sono (quasi) diventati davvero.
Realizzando il sogno della pubblicazione con una casa editrice di media grandezza, ma audace, oppure con una major… insomma, i loro libri ora posso trovarli veramente in libreria e wow! Che figata!

Mi catapulto a comprare il tuo libro amico non più sconosciuto!

Mi arriva bel bello il sopracitato libro che ancora non ho letto del mio amico/a e inizio a sfogliarlo.
Già dalle prime pagine mi rendo conto che non solo l’aspetto, ma anche la scrittura e più curata di quella che avevo letto in precedenza e che mi aveva fatto innamorare.
Belle tutte queste descrizioni, questi termini forbiti, queste anafore, allitterazioni e vattelappescazioni.

Mi sono addormentata, è un caso. Il libro è scritto bene su.

Arrivo con estrema fatica, dopo quindici giorni, a pagina quaranta e mi rendo conto di essere di fronte a uno sconosciuto. Avete presente quei film in cui il ragazzo di campagna pieno di cuore diventa un fighetto dimenticandosi chi era? Mi incazzo come una belva. Io volevo leggere quei bellissimi pensieri scevri da qualsiasi costruzione del benscritto, volevo leggere il tuo umorismo o la tua malinconia, mi piaceva come giocavi coraggiosamente con le parole e adoravo conoscerti attraverso quello che scrivevi. Questo non sei tu! Questo sei tu con lo smoking! Vaffanculo! Io ti ho conosciuto in jeans e maglietta a fumare marlboro scolando litri di vino e ora tu ti presenti infighettato con lo smoking.

Autore, sei un attore. E mi hai tradito.

La colpa di chi è? Non andiamo a conclusioni facili. Non voglio pensare subito che il tuo editor sia quella classica femminuccia occhialuta che non scopa dal big bang e che ti dica che “questo romanzo è immaturo, va edulcorato” e ti stronca la il brio e la felicità riducendoti a pecorella del gregge degli autori dei libri da sbadiglio. Ma so per certo, quanto è vero Iddio, che quello che ho di fronte non sei tu. Non sei più tu, o non sei mai stato tu perché al netto io non ti conosco.

Non mi avrete mai come volete voi

cantavano i 99 posse, e io gli ho sempre dato ragione. Scriverò, continuerò a scrivere guardandomi allo specchio e riconoscendomi sulla carta. Il mio stile cambierà, maturerà, ma mai nella vita permetterò a qualcuno di mettermi uno smoking.

Ti voglio bene amico autore, aspetto con ansia che torni.

Sempre tua,

Sabrina

scrivere

One Reply to “Autori, siate voi stessi, almeno quando scrivete.”

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *