Cos’è un Reboot e perché ho scelto questa tecnica per scrivere il mio primo romanzo: L’Orlando incazzato.

Come si può intuire dal nome, l’Orlando incazzato, altro non è che un Reboot dell’Orlando furioso di Ariosto. Esattamente, non ho scritto remake né men che meno adattamento. E non perché sapessi cosa fosse un Reboot, ma semplicemente perché chi cerca trova e io cercando ho trovato come si chiama la tecnica narrativa che ho, ingenuamente, utilizzato. Dico ingenuamente non perché non fosse mia intenzione farlo, ma perché onestamente non sapevo che il nome della tecnica fosse questo. Me lo ha insegnato oggi sua maestà Pennablu.it , il mio personalissimo Aranzulla dell’editoria, che cito testualmente:

Dicesi “Reboot”

Si definisce così una completa revisione di un’opera esistente o anche una sua rivisitazione, quindi può variare molto dall’originale. Possiamo trovarvi alcuni personaggi, temi, elementi della trama o l’impostazione della storia, ma comunque un reboot è un’opera che parte da zero, da quelli che sono i concetti base della storia originaria.

Rispetto al remake, quindi, in un reboot dobbiamo dimenticare quanto appreso nella storia originaria, perché siamo ora di fronte a una storia nuova, che vede in campo la stessa idea e i personaggi principali, ma viene narrata in forma diversa.

Dunque una storia nuova. Partendo dalle mosse di personaggi esistenti si può creare una storia che sia nuova per davvero?

In realtà ho già risposto a questa domanda quando lessi Achille piè veloce di Stefano Benni.

Ulisse Isolani è uno scrittore e lettore per una piccola casa editrice di sinistra sull’orlo del fallimento […] In sostanza è un uomo di mezza età che, nonostante qualche delusione sul lavoro e ripetuti colpi di sonno, può dirsi felice. È innamorato di Pilar, una bellissima immigrata sudamericana senza permesso di soggiorno, anche se Ulisse non esita a tradirla. Tutto cambia quando Ulisse riceve la lettera da Achille, che come lui ha un nome omerico, vero protagonista e personaggio centrale del libro. Achille è un giovane paralizzato a causa di un’orrenda malformazione, che trova i suoi unici momenti di sfogo nella lettura.[…]

Romanzo che ho letteralmente adorato, e che mi ha aiutato moltissimo nella concretizzazione della mia idea. Innanzitutto la cosa che ho notato e che ho ripreso è quella dei nomi in prestito, con chiare allusioni ai personaggi dell’opera originale. Il mio Orlando è un paladino esattamente quanto Ulisse Isolani è un eroe.

Il cambio di ambientazione e il racconto di una città che diviene protagonista

Questa lotta, che nulla ha a che vedere con l’assedio di Parigi, si svolge in un luogo altrettanto passibile di spade sguainate e bandiere (rossazzurre, rigorosamente): Catania. Hanno detto, a ben ragione, che il mio romanzo è dissacrante. E non perché avessi voglia di banalizzare e sminuire l’opera originale, ma al contrario per dare un tocco di sincera ironia alla mia di opera.  Inevitabilmente questo cambio di luogo suscita il riso a chi non è imbacuccato dietro a immorali intellettualismi, ed era proprio il pubblico degli ironici a destare il mio interesse. Perché lo ripeto, non riesco a dialogare con una certa categoria di intellettuali. Perché dunque sprecare tempo a imparare una lingua che per me è morta nel momento stesso in cui si erge a giudice dei miei sentimenti più sinceri?

La guerra di Orlando

Durante la guerra che combatte il  mio Orlando, egli si schiera contro un antagonista bizzarro: il suo specchio. Guardando se stesso e guardandosi poi intorno, si scatena una sorta di cortocircuito emozionale. Egli non si riconosce in niente di ciò che lo circondi. La sensibilità di cui è dotato (o da cui è violato) gli fa provare interessi inconsci e inespressi, quali la musica o l’arte, che egli non possiede gli strumenti culturali per poter né esprimere né coltivare.

Jung ha formulato il concetto di Ombra per descrivere l’insieme delle funzioni e degli atteggiamenti non sviluppati della personalità umana.
Questa rappresenta tutti i contenuti rifiutati, rimossi e non autorizzati dalla coscienza,per l’educazione e le influenze a cui è sottoposto l’individuo.[…]
Al fine di un buon equilibrio psico-affettivo è importante che la persona possa poter esprimere le proprie potenzialità, che porti a compimento il proprio disegno, il proprio progetto di vita.
Scrive meglio di quanto saprei spiegare io, Il Percorso Profondissimo in questo interessante articolo.

Questo complesso di cose causa un blocco energetico che fa soffrire il Nostro, e gli causa un disturbo che gli impedisce di vivere serenamente la sua quotidianità. In questa cornice, si inserisce l’amore immaginato e sincero per la sua Angelica, di cui non vi voglio parlare qui, ma desidero che leggiate di lei nel romanzo, se vi va.

Buona lettura!

 

L'orlando incazzato

One Reply to “Reboot “letterario”: la mia esperienza con L’Orlando incazzato.”

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